ASSENZA

Liberamente ispirato ad alcune poesie di Borges, lo spettacolo intende analizzare, nello spazio evocativo della danza, le molteplici sfaccettature proprie della problematica relativa all’uso dello specchio e delle procedure della riflessione così come esse si articolano nell’ambito di quel processo della “pietrificazione” che caratterizza, in modo saliente, il mondo poetico di De Chirico e Magritte.

 

"ASSENZA"

 

Dovrò rialzare la vasta vita

che ancora adesso è il tuo specchio:

ogni mattina dovrò ricostruirla.

Da quando ti allontanasti,

quanti luoghi sono diventati vani

e senza senso, uguali

a lumi nel giorno.

 

Sere che furono nicchia della tua immagine,

musiche in cui sempre mi attendevi,

parole di quel tempo,

io dovrò frantumarle con le mie mani.

In quale profondità nasconderò la mia anima

perché non veda la tua assenza

che come un sole terribile, senza occaso,

brilla definitiva e spietata?

 

La tua assenza mi circonda

come la corda la gola

il mare chi sprofonda.

(Jorge Luis Borges)

 

ASSENZA--Fronte300

Da Caravaggio e Rubens per giungere, infine, a Borges e a  Bacon, il tema dello specchio e della sua frantumazione rappresenta uno dei  temi centrali della riflessione filosofica e dell'arte europea (e non solo). E’ esattamente a partire da una analisi in profondità di tale problematica che, nel corso del '900, sono venuti a precisarsi temi essenziali quali quelli rappresentati dalla disamina dell’assenza e della divisione “interna” dell'Io. Colui che è circondato dalla assenza, che si riflette in uno specchio di pietra che brilla spietato e che tutto inghiotte, colui che è ben consapevole del fatto che:

siamo il nostro ricordo,

un museo immaginario di mutevoli forme,

mucchio di specchi rotti

(Jorge Luis Borges),

 

colui che deve frantumare lo specchio con le sue stesse mani e che non ha luoghi in cui nascondersi per non vedere l'assenza e non essere divorato da essa, è esattamente colui che, come De Chirico dinanzi a Melancholia, viene a sentirsi chiuso in una immobilità che vive, è colui che tramonta nella morte senza sapere cosa significhi tramontare, senza la possibilità di vedere, secondo le parole del poeta, tramonti-occasi.

 

Narciso è pietra e riflesso, replica eterna ed eterna solitudine, pietra per la quale non vi è possibilità alcuna di ritrovamento possibile né di risurrezione nella carne in quanto confinato nella eternità ciclica di un fiore.

Cri - Diletta200In Borges (edin Bacon), la perdita dell'amato è anche bisogno ossessivo di ripetizione di gesti, compulsione nevrotica di movimenti e di parole per tentare di ricostruire in sé stesso i riferimenti di una vita che appare perduta. Da qui la necessità di una ricomposizione continua a partire dalla frantumazione dello specchio interioreche giunge a chiudere necessariamente il poeta nei territori dell'assenza. Nel caso di Borges tale assenza adombra la sua stessa cecità fisica. Terribile, tuttavia,  non è la cecità in sé,  ma l'Io diviso che non permette di vedere pur con gli occhi spalancati; terribile è la frantumazione inarrestabile dell’Io e delle sue certezze che debilita la visione stessa della vita.

L'assenza toglie aria e respiro "come la corda alla gola", riempie di pianto ogni anfratto dell’ anima, risucchia verso il fondo come” il mare a chi sprofonda “. Essa soffoca come sabbia mobile che toglie ogni possibilità di ritornare alla superficie delle cose,che paralizza il corpo e lo spinge a compiere solo rituali senza contenuto privandolo dell'arma del pensiero.

Un finale sembra,così, già scritto: vi è, forse, tuttavia, la possibilità di scegliere di togliersi il cappio, di cambiare traiettoria, di disegnare un percorso nuovo ad ogni passo, di riassemblare i pezzi sino a costruire un nuovo “ puzzle “. L'immobilità propria della Musa può, forse, venire a sciogliersi lungo i passi di una danza in grado di configurare nuove prospettive del pensiero.

In effetti, l’Assenza di cui lo spettacolo parla, è l'assenza che si dà quando il corpo non è più in grado di porsi come testimone di verità a se stesso, èciò si realizza quando i movimenti della danza, così come le forme della vita, finiscono per apparire, in accordo ai versi di S.Plath, come “parole senza cavaliere”. Per uscire dall'Assenza, occorre, allora, riannodare i fili di una trama, ascoltare nuovamente in sé il dettato di un eros, entrare come De Chirico negli occhi di un manichino per rintracciare al loro interno il senso profondo del suo pensiero unitamente alla emozione segreta che li abita.

ASSENZA--Retro600

Compagnia ALEPH
"ASSENZA"
Sabato 01 marzo ore 18,00 VILLA SORESI BORGETTO (PA)
Domenica 02 marzo ore 19,00 PAM PAM TRAPPETO (PA)
Lunedì 03 marzo ore 20,30 EX BIBLIOTECA COMUNALE PALAZZOLO ACREIDE (SR)
Martedì 04 marzo ore 11,00 SALA SAN CORRADO PACHINO

 

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